domenica 18 gennaio 2015

I'm glad you came.


20 Maggio 2514.
Xanto.

La baia di Cuì-lán Harbor è circondata da alte scogliere verdi, spezzate a strapiombo sull'acqua, e dalla sottile mezzaluna di sabbia chiara cui sono saldati i due moli di legno del piccolo porticciolo da cui ha preso il nome.
Le barche dei pescatori oscillano alla fonda sull'acqua verde, che l'oscurità di una notte profonda ha reso cupa come una pozza di petrolio, e la luna quasi piena frantuma il suo riflesso lattiginoso sulla cresta irregolare delle onde.

Siddartha si lascia la jeep alle spalle con gli anfibi in una mano e, nell'altra, un groviglio di lenze notturne, che sono fili di nylon annodati intorno a una manciata di picchetti di legno, dai quali pendono decine di piccoli ami da pesca con cui deve fare attenzione a non ferirsi. Ingoia l'aria salmastra ad occhi socchiusi, affondando i piedi scalzi nella sabbia fredda e girando leggermente la testa per grattarsi il mento contro una spalla.

« Ti sei vestito da esca per i pesci, Tim? »

Il ragazzo biondo che segue le sue orme sulla rena dimostra meno di vent'anni. È basso e sottile, avviluppato nei veli bianchi di un vestito che splende, luminoso, sulla sua carne abbronzata. Ha labbra morbide, un naso gentile, l'ingenuità fiduciosa di un animale addomesticato.

« Fuck you, qíngrén. »
(Sweetheart).

Anche la sua risata è dolce. Se non avesse il torace magro scoperto e una voce calda, appena troppo scura, sarebbe facile scambiarlo per una ragazza.
Sid schiaccia un sorriso sotto i denti premuti contro il labbro inferiore e, raggiunta la porzione di battigia che verrà ricoperta dall'alzarsi della marea, scivola pigramente a sedere sui talloni. 

« Vieni. » 

Lo chiama a bassa voce, cominciando con calma a sbrogliare il filo e i paletti. Li pianta nella sabbia uno alla volta, stendendo ad un palmo da terra la lenza costellata di ami aguzzi, che raccolgono il bagliore pallido della luna e scintillano come gocce di luce.

« Questa cosa me l'ha insegnata mio padre. »

Sistema i picchetti con cura metodica, assicurandosi che affondino in profondità e non si lascino trascinare via dalla corrente.

« Quale dei due? »

Tim si è accovacciato accanto a lui con grazia scomposta, affondando le mani nella sabbia per tracciare disegni distratti con la punta delle dita sottili.

« Sam. »

Sid scrolla le spalle, iniettando cinque dita piene di sabbia fra i boccoli chiari e sbirciando il ragazzo con un mezzo sorriso.

« Spero che non ti facciano schifo i vermi. »

Cominciano a scavare in cerca della rena umida, dove stanare le tracce dei vermi della sabbia. Ci sono le nereidi e le arenicole, le prime tutte piene di zampe come millepiedi, le altre simili a delle anguille grassocce; tutte e due sono adatte allo scopo.

« Bleah… »

Tim ne raccoglie una con una smorfia a metà fra il disgusto e la risata. Torna, strisciando sulle ginocchia, verso la lenza distesa, uncinando il corpo molle dell'invertebrato a uno degli ami che dondolano nella brezza.
Sid affonda le dita nella sabbia umida, arpionando un'arenicola viscida e incolore.

Nel giro di qualche ora, un'allegra parata di vermi si contorce lungo la lenza di nylon stesa fra i picchetti.

« Sai… – Sid cade a sedere sulla sabbia, rivoltando le tasche dei pantaloni stretti per trovare il pacchetto di sigarette. – un cecchino può aspettare fino a settantadue ore senza dormire. »

« Sul serio? »

Tim solleva la testa bionda, cercandolo con occhi meravigliati da dietro una cascata di capelli lunghi, franati di traverso sul viso.

« Fa parte dell'addestramento. Possono restare svegli per settantadue ore e rimanere lucidi, completamente concentrati sul bersaglio. »

Trascinandosi dietro il vestito come uno strascico nuziale, il ragazzo scivola pigramente a sedere al suo fianco, allungando due dita svelte da ladruncolo per rubare un'Engine Light al pacchetto rimasto abbandonato in terra.

« Come? »

Sid accende la sigaretta, riparando la fiamma con una mano aperta, e gli cede distrattamente il fiammifero.

« Grazie a un esercizio mentale chiamato "integrazione della fantasia". Il cecchino crea una situazione che coinvolge il bersaglio e lo mantiene al primo posto nei suoi pensieri. »

Sbircia attraverso le ciglia chiare il rovesciarsi delle onde sul bagnasciuga, sempre più lunghe man mano che la marea si alza, impercettibile all'occhio che la osserva fino al momento in cui una gobba d'acqua spumosa non travolge le lenze notturne piantate nella sabbia.

« Spesso immaginano un luogo in cui fare insieme al bersaglio qualcosa che richiede tempo, come costruire un mobile. Per alcuni, la fantasia comincia nel momento in cui il bersaglio gli viene assegnato… a quel punto niente può più distrarli. »

Il mare si gonfia, seppellendo il frutto della nottata di lavoro.

… Respiro lentamente l'odore della calce, spiando il panorama urbano della periferia di Sadrany senza fretta. Il pavimento su cui sono steso da sedici ore sta risucchiando tutto il calore del mio corpo, ho l'impressione che fra non molto sarà il cuore del cemento a battere, prosciugando il mio fino a spegnerlo. Una costellazione di lentiggini si installa a margine della mia coscienza. Me ne libero nervosamente, muovendo le spalle con cautela per sciogliere i muscoli indolenziti. Strizzo le palpebre, conto fino a cinque, mi concentro sul lavoro.

Timor Radcliffe è nato diciotto anni fa nella provincia di Busan, da padre xant-ren e madre korolevita. Ronan Radcliffe non è mai riuscito a sfondare nel cineteatro e sua moglie, Anna Venediktova, ha divorziato per tornare in patria dopo soli tre anni di matrimonio, lasciandolo solo a crescere un bambino senza prospettive. Suo padre sperava che, una volta fatti i sedici anni, suo figlio si sarebbe iscritto all'accademia militare o avrebbe ottenuto una borsa di studio, ma col tempo ha dovuto rassegnarsi al fatto che Timor non fosse tanto intelligente quanto è bello.

Il primo cliente se lo guadagna che è ancora minorenne, ma l'escalation è breve. Due anni dopo, Timor conosce Jonathan Cho, presidente della OmniGate, che si innamora di lui e lo toglie dalla strada per chiuderlo in un appartamento nella periferia di Sadrany, dove gli fa visita più spesso di quanto sua moglie sia disposta a sopportare. Anche dopo il divorzio, Cho non rinuncia al suo giovanissimo amante. Lo vezzeggia, lo copre di gioielli e di vestiti. "La mia principessa", lo chiama. Suppongo che assoldare lo skyplex per ucciderlo sia stato come strapparsi un pezzo di cuore, ma la telefonata che Radcliffe non avrebbe dovuto ascoltare è troppo compromettente per mettere l'amore davanti agli interessi di un intero consiglio di amministrazione.

Continuo a immaginare di aspettare l'alba con lui, per controllare le lenze piene di pesci al calare della marea, fino al momento in cui si affaccia nella finestra ristretta del mirino di precisione. Il suo profilo è gentile, al lume dell'abat-jour del salotto, come sotto la luna riflessa sul dorso del mare.

Allineo con cura la canna del fucile con la sua tempia. Premo dolcemente l'indice sul grilletto.

Espiro.



We found a place to which we drive
and I offer you the time

to sleep - to dream,
to wake up when we arrive…